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La missione: accelerare la transizione verso un mondo senza rifiuti tramite un’economia circolare, etica e sostenibile.

Ieri ho incontrato un membro di una start-up brasiliana che vuole commercializzare una tecnologia tedesca di digestione anaerobica. In pratica queste macchine (di taglie differenti) trasformano i residui organici in due prodotti: gas metano e un fertilizzante biologico liquido.

Erano mesi che stavo cercando qualcosa di simile. Fino a ieri, per utilizzare al meglio i residui organici urbani, pensavo a piccoli centri in cui creare il compost. Con la scoperta di questa tecnologia (che a differenza di molte altre già presenti nel mercato da anni permette la realizzazione di micro impianti e non solo quelli grandi industriali) mi è venuta un’idea.

In molte città (e zone rurali) del mondo non esiste la rete del gas metano. Questo vuol dire che la maggior parte delle case hanno una bombola del gas (ne avrai viste tante anche tu). Anche a San Paolo in Brasile solo alcune zone sono servite dalla rete del gas. Allora ho pensato che, nell’ottica di un’economia circolare, i nostri clienti, ai quali forniamo il servizio di ritiro dei residui casalinghi già da loro separati, possono acquistare altri prodotti e servizi da noi. Uno di questi potrebbe essere rappresentato proprio dalle bombole del gas proveniente dai residui organici domestici (in parte anche loro). Un altro prodotto che potrebbero acquistare è il fertilizzante liquido per le piante di casa, l’altro prodotto del processo anaerobico di digestione biologica della macchina di cui ti parlavo.

Gli altri prodotti che potremmo loro consegnare a domicilio quando andiamo a ritirare i residui casalinghi, sono frutta e verdura biologiche che prendiamo all’inizio da alcuni produttori locali e che in seguito potremmo (anche solo in parte) produrre noi in orti urbani e semi-urbani.

Per quanto riguarda la logistica, se ne potrebbero occupare alcuni ex-raccoglitori informali di rifiuti (ce ne sono milioni nel mondo) ai quali diamo un salario minimo, così da farli uscire dalla precarietà e dal mercato nero. Questo è uno degli aspetti più sociali dell’impresa che ho in mente: creare posti di lavoro regolari per persone spesso emarginate delle società. Inizialmente potremmo utilizzare un sistema di raccolta e consegna dei prodotti tradizionale (appuntamenti fissi settimanali di raccolta e consegna). In seguito, però, mi piacerebbe sviluppare una tecnologia tipo uber, per rispondere velocemente alle richieste dei clienti di ritiro dei residui e consegna dei prodotti.

Jamaica, un raccoglitore informale di rifiuti di San Paolo in brasile con il suo carretto.

Questa tecnologia ci permetterebbe anche di offrire ai clienti un altro servizio: quello del ritiro e trasporto di “rifiuti” ingombranti. In pratica, in molte città del sud del mondo, quei raccoglitori informali di rifiuti che hanno un carretto ottengono il 60–70% del loro reddito dalla vendita dei rifiuti riciclabili e il restante dal trasporto occasionale di rifiuti ingombranti o per piccoli traslochi. A loro piace molto questo servizio perché con un solo trasporto di poche ore guadagnano quanto in due o tre giorni di lavoro. Al momento ottengono questi lavori di trasporto di rifiuti ingombranti (che portano ad un centro comunale di stoccaggio) o di piccoli traslochi, occasionalmente, quando qualcuno per strada li ferma e gli chiede di offrire loro questo servizio. Anche i per i clienti non è il massimo: devono andare per strada e trovare uno di loro, parlare e contrattare. A volte hanno salvato un numero di telefono, ma per mettersi d’accordo utilizzano tanto tempo. Il servizio che potremmo offrire, invece, semplifica il tutto: quando un nostro cliente, tramite la sua app che già utilizza spesso per la richiesta di ritiro dei rifiuti o la consegna dei prodotti, ha la necessità di un trasporto, va sull’app ed effettua la richiesta. Ho pensato anche ad un algoritmo che stabilisce il prezzo migliore in base a quello che propongono autonomamente i raccoglitori. Questo potrebbe essere per loro una fonte extra di reddito (oltre il salario fisso), dalla quale noi prendiamo una percentuale.

Un servizio simile lo fa Lugg, una start up degli Stati Uniti. Secondo Crunchbase hanno ottenuto 3.9 M di investimenti. Non male, ma considerato che sono nati 7 anni fa e viste anche le loro pagine social, non mi sembra che siano decollati. Questo secondo me perché il mercato USA nel quale operano è pieno di pick-up e quindi tutti coloro che ne possiedono uno non hanno bisogno di questo servizio, così come molti di coloro che hanno un parente o un amico che ne possiede uno e a cui possono chiedere un favore.

Per quanto riguardo il mezzo di trasporto, all’inizio, per il solo servizio di ritiro dei rifiuti, potremmo utilizzare i carretti dei raccoglitori che assumiamo. In seguito, però, quando vediamo che il servizio funziona, sarebbe opportuno comprarne di nuovi. Nel momento in cui introdurremo la consegna di prodotti ai clienti, una questione a cui pensare è come far sì che un unico mezzo possa trasportare sia i prodotti in consegna che quelli in ritiro.

Voglio preparare una landing page (conosci?) per validare un MVP (minimum viable product) per possibili early adopters brasiliani. Lo devo ancora cominciare ad ideare. Quello che vorrei testare è se ci sono persone disposte a pagare per un servizio di ritiro dei rifiuti differenziati compreso l’organico. Attualmente, infatti, solo il 17% dei brasiliani è servito dal servizio pubblico di raccolta differenziata. Tra le 15 persone che ho intervistato, trovate nella pagina instagram menos1lixo (Lixo in portoghese significa spazzatura), molte di loro mi hanno detto che vorrebbero avere una compostiera in casa ma non hanno spazio (oppure i coinquilini non vogliono). La landing page la vorrei fare arrivare a loro e vedere quanti rispondono. Sto pensando alla call to action: lasciare la email se interessati, prenotarsi quando il servizio sarà pronto oppure fare una specie di crowdfunding nel quale ci si impegna a pagare per il servizio (almeno per qualche mese) nel caso in cui un numero minimo di persone di una zona di una città aderisce al progetto. Questo modello di business, infatti, per avere senso, deve avere un numero minimo di early adopters che vivono in un raggio massimo di alcuni chilometri. Se ciò avviene, poi con il passaparola se ne dovrebbero aggiungere altri.

Il modello di business, se validato, ci permetterebbe di scrivere un business plan con già presente una traction quantificata per poi essere in grado di trovare finanziamenti pubblici e investitori privati. Inoltre, il modello, una volta testato sul mercato con i fondi ricevuti, può essere facilmente replicato in altre città dello stesso Paese prima e all’estero poi. Questo ci permette di scalare. La velocità della “scalata” dipende dai capitali che abbiamo e dalla velocità con la quale apriamo nuove città e Nazioni.

Il mercato dei rifiuti è enorme: attualmente vale più di 2.000 miliardi di dollari nordamericani con una crescita dal 2020 al 2027 del 5.5%. Non è la doppia cifra che piace tanto ai venture capitalist, ma in realtà a quella va aggiunta la vendita dei prodotti “accessori” (che poi tanto accessori non sono) di cui parlavo prima (frutta e verdura bio, gas metano e fertilizzante proveniente dai rifiuti organici, trasporto dei rifiuti ingombranti, prodotti eco-friendly e zero-waste ad hoc).

Questo modello di business, sebbene possa essere economicamente sostenibile sin dai primi anni, potrebbe garantirci anche di fare delle exit locali. In pratica, nella mia previsione, i governi locali che ancora non offrono un servizio di raccolta differenziata (o quelli che non offrono proprio un servizio pubblico di ritiro e gestione dei rifiuti in generale) in futuro lo faranno. A loro potremmo vendere un ramo d’azienda (quella che opera in quella città) oppure diventare partner un po’ come avviene per la maggior parte delle aziende municipalizzate in Italia (vedi Hera o a2a).

Un possibile pivot di tutto ciò (che era l’idea che ho avuto all’inizio del 2020 e di cui ho parlato nell’articolo che trovi qui) è quella di creare una app per i raccoglitori informali di rifiuti simile ad uber. Per loro sarebbe interessante averla se noi nel frattempo stringiamo accordi con alcuni grandi condomini nei quali effettuiamo un percorso educativo affinché le persone imparino a fare la separazione domestica dei rifiuti. In questo modo loro avrebbero rifiuti già differenziati, risparmiando tempo e aumentando il reddito. Sebbene all’inizio ho pensato a stringere accordi con alcuni negozi che acquistano i prodotti riciclabili, chiedendo loro di darci una percentuale del valore degli stessi portati dai raccoglitori nostri partner, ora penso che la strategia migliore sia un’altra: dare la possibilità di utilizzare l’app gratuitamente ai raccoglitori e, dopo qualche anno, quando vedono che il metodo funziona, chiedere loro di pagare un abbonamento mensile per poterla utilizzare.

Sto lavorando al progetto con Matheus, il mio co-founder e responsabile del Marketing. Stiamo cercando due persone per completare il team: un software engineer (per ricoprire la posizione di CTO) e un esperto in logistica e operazioni (futuro COO). Con loro vogliamo andare avanti da qui. Per noi è fondamentale che questa persona condivida vision, mission e valori aziendali. Quest’ultimi per noi sono: onestà, minimizzazione dell’impatto ambientale, etica nei confronti degli stakeholders e dei dipendenti e collaboratori, creazione di posti di lavoro, minimizzazione della sottrazione di posti di lavoro dovuti alla tecnologia, fiducia reciproca.

Se la missione di accelerare la transizione verso un mondo senza rifiuti, tramite un’economia circolare, etica e sostenibile ti appassiona e ti piacerebbe fondare una start-up, commenta questo articolo o scrivimi!

Andrea M. Lehner

andrea.m.lehner@gmail.com

I have a dream: circular, ethical, and sustainable societies. I wake up every day to make it real. Founder and Ceo @ Realixo.

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